AICI | Convegno del Coordinamento delle Riviste Italiane di cultura (Cric). Roma 22 Marzo 2018
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Convegno del Coordinamento delle Riviste Italiane di cultura (Cric). Roma 22 Marzo 2018

Mar 30 2018

Convegno del Coordinamento delle Riviste Italiane di cultura (Cric). Roma 22 Marzo 2018

Il 22 marzo a Roma,  alla Biblioteca del Senato, si è svolto un partecipato convegno delle riviste di cultura, organizzato dal loro Coordinamento (Cric) presieduto da Valdo Spini, in collaborazione con Radio radicale. Per tutta la mattinata direttori di riviste di ogni genere. Da Mario Ricciardi del Mulino ad Armando Massarenti direttore del domenicale del Sole XXIV ore, a Simonetta Bonito per il Centro per il libro e la lettura si sono avvicendati ai microfoni per discutere il documento allegato diffuso dallo stesso Spini e concernente un rilancio a 360 gradi del ruolo delle riviste culturali. Il tema interessa ovviamente anche all’Aici perché molti dei nostri associati sono dotati anche di riviste.

 

 

Valdo Spini – Convegno del Coordinamento delle Riviste Italiane di cultura (Cric). Roma 22 Marzo 2018

Le riviste di cultura oggi. Condividere; dibattere; fare rete, internazionalizzarsi.

 

Siamo nel 2018. Le prime riviste periodiche furono fondate in Francia e in Inghilterra nella seconda metà del Seicento e così anche in Italia. Ma è nel Settecento e soprattutto nell’Ottocento che le riviste culturali in quanto tali conobbero una rigogliosa affermazione che si è poi grandemente sviluppata nel secolo successivo. Non solo le riviste letterarie,  anche quelle storiche, scientifiche  ed economiche  conobbero una grande fortuna .Quanto al ruolo di quelle di cultura politica, pensiamo all’influenza  che ebbero  nella seconda metà del secolo scorso, riviste come Il Mulino, Mondo Operaio, Rinascita, tanto per citarne solo alcune.

 

La fortuna delle riviste, la loro nascita, la loro diffusione è stata sempre sinonimo di allargamento della cultura, di dibattito critico, di spirito di indagine civile, politica, sociale.

 

Nel XXI secolo, le riviste italiane- con le debite eccezioni- languono e non è un buon segno. Siamo qui perché c’è un bisogno di dibattito culturale nel nostro paese e ne riteniamo le riviste una componente essenziale.

 

Ma cosa sono le riviste?  Generalmente parlando, una rivista è una pubblicazione periodica non quotidiana, stampata a intervalli regolari (o così dovrebbe essere). Inoltre le riviste, sia generalistiche che monotematiche, sono il risultato di articoli di una pluralità di autori.

 

Un tempo c’era una disposizione lineare nel tempo ben definita: il quotidiano; la rivista periodica; il libro (atemporale per definizione. Pensiamo alla Bibbia)

 

Oggi il progresso tecnologico e in particolare l’avvento della rete ha messo in crisi questa ripartizione dei compiti e ciò costringe le riviste a ripensare funzioni e modalità di presenza.

 

Il quotidiano cartaceo è insidiato non solo dalla radio e dalla televisione, ma soprattutto dalla rete, per la possibilità di pubblicare continuamente sul web notizie e commenti aggiornati praticamente in tempo reale. I quotidiani si sono adattati a questa realtà. Ma non solo: per reagire i quotidiani si dotano, tra l’altro, di settimanali periodici che, oltre ad avere una funzione economica legata alla pubblicità, assumono le dimensioni di una vera e propria rivista quando addirittura non la comprendono

 

Se questo si verifica dal lato del quotidiano, vediamo cosa avviene dal lato del libro. Oggi gli sviluppi tecnologici permettono la stampa di libri istantanei – gli instant books, in tempi assolutamente concorrenziali con le stesse riviste mensili e bimestrali per non parlare di quelle trimestrali o semestrali.

 

Quindi le riviste sono insidiate dall’una e dall’altra parte di questa sequenza temporale.

 

Non solo, più in generale, le riviste soffrono della crisi di attenzione verso il prodotto cartaceo rispetto a quanto viene presentato in rete. Raramente godono -perché non possono permetterselo- di un battage pubblicitario e nelle stesse librerie è oggi difficile trovare le riviste e decidere quindi eventualmente di acquistarle.

 

Ma le riviste rappresentano autentici nuclei di volontariato culturale, sono centri di discussione culturale che si aggregano intorno a specifici filoni ideali e culturali o a specifiche tematiche con riflessioni di medio e lungo periodo, non esclusivamente contingenti. E questo patrimonio non può andare disperso. Diceva anni fa Leonardo Sciascia: le riviste sono finite perché è finito il colloquio. E noi siamo qui appunto perché il colloquio ricominci. Lo dobbiamo ad un paese frammentato, percorso da quello che il Censis ha definito come il rancore sociale, con reazioni a livello individuale più che associato, ma anche con aspirazioni ad un profondo rinnovamento.

 

Ecco perché il nostro Coordinamento delle Riviste Italiane di cultura (Cric) opera per mettere le riviste in rete, per organizzare partecipazioni collettive delle riviste italiane ad eventi fieristici italiani ed europee (recentemente a Roma “Più libri più liberi” e a Parigi il Salon de la Revue)  in modo che possano essere conosciute, stampando cataloghi idonei ad essere diffusi nei principali eventi culturali. L’aiuto che può dare il pubblico non è tanto di tipo assistenziale quanto nel sostenere questo genere di incontri tra le riviste e il loro pubblico potenziale.

 

E allora: alcuni punti fermi per il rilancio delle riviste:

 

  • Siamo lieti di avere cominciato una collaborazione con il Centro per il Libro e la Lettura del Mibact. Ci mancava un riferimento istituzionale. Ed è assolutamente importante sviluppare un lavoro comune.
  • Occorre favorire la collocazione delle riviste sulle piattaforme web ma non in alternativa bensì in modo complementare alle edizioni cartacee. Se da un lato una rivista non può trasformarsi in un blog, dall’altro lato, la piattaforma può consentire il trasferimento di un singolo articolo di un singolo numero in qualsiasi parte del mondo.
  • Sono necessari interventi di rottura e coraggiosi verso le nuove generazioni. La parola “riviste” non compare in quanto tale   nel bonus cultura per i diciottenni. Evidentemente è implicitamente compresa nel termine libri, ma sarebbe bene che venisse esplicitata. Non solo. La nostra proposta è che ogni biblioteca di istituto di istruzione superiore si abboni ad almeno due riviste di cultura. Abbiamo visto il successo di iniziative come il giornale in classe e credo che anche le riviste negli istituti potrebbero rappresentare un momento importante di incontro con le giovani generazioni.
  • Alle giovani generazioni bisogna rivolgersi con saggi snelli e comprensibili, scritti per il lettore e non per l’autore. Non a caso questo è il tenore delle riviste giovanili che vanno anch’esse incoraggiate a livello scolastico e universitario.
  • Last but not least-E’ necessario internazionalizzare ed in particolare europeizzare il messaggio delle nostre riviste. Questo riguarda in particolare la stesura di abstract in lingue estere, in particolare in inglese. Dovremmo peraltro indirizzare i nostri sforzi verso la creazione di una rivista europea. Senza una cultura comune l’Unione Europea non decolla.

 

Vorrei insistere su quest’ultimo punto. Già Nello Rosselli aveva pensato ad una rivista europea in campo storico, progetto poi accantonato per le difficoltà dell’epoca. Oggi una rivista di tale dimensione avrebbe il significato di contribuire al rilancio dell’Unione Europea non dall’alto verticisticamente ma dalla base delle relazioni culturali trai nostri popoli. Arrivare ad un risultato del genere può rappresentare un traguardo di rinnovamento dei contenuti che può suscitare nuove energie.

 

Sottolineiamo la parola contenuti. Per quanti miglioramenti tecnici e di forma si possano introdurre, alla fine il problema è se il messaggio che viene trasmesso interessa a omeno.

 

Chiudiamo allora  ricordando due citazioni una sulla cultura e l’altra sulla libertà. Una del filosofo greco Epitteto: “La cultura rende liberi” (una citazione molto amata dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella) e l’altra, proprio sulla libertà, di George Orwell ” Se la libertà significa qualcosa, significa il diritto di dire alla gente ciò che non vuol sentirsi dire”.

 

In realtà le due affermazioni sono concatenate. Capire il proprio tempo, i suoi problemi, le sue prospettive rende liberi nelle scelte e viceversa non si può capire il proprio tempo senza una dialettica delle idee e delle visioni,

 

Per questo riteniamo che i nuclei di volontariato culturale riuniti intorno alle riviste rappresentino una realtà da rinnovare e da sviluppare.

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