AICI | Gli istituti culturali nell’Unione europea: appunti per un percorso comparato – di Piero Colla
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Gli istituti culturali nell’Unione europea: appunti per un percorso comparato – di Piero Colla

Gli istituti culturali nell’Unione europea: appunti per un percorso comparato – di Piero Colla

Rapporto elaborato nel 2010 su incarico di Lucia Zannino, 

per conto della Fondazione Lelio e Lisli Basso – Issoco. 

Dati e bibliografia aggiornati a tutto il 2011. 

 

  • Premesse e obiettivi della ricerca

E’ possibile rintracciare, nell’ambito dell’Unione europea, un modello comparabile all'”istituto culturale” italiano – inteso come luogo di valorizzazione di memorie, di dibattito e di formazione? Il confronto con questo interrogativo mi ha fatto toccare con mano come, al di là di quanto non si sia soliti ammettere, il termine di paragone costituisca un oggetto singolare, culturalmente determinato. Il confronto col contesto europeo – e in particolar modo con esempi di apparente maggior dinamismo – sarà tanto più proficuo quanto più si terrà conto dei retaggi e del tessuto socioistituzionale che determinano profili e strategie di queste istituzioni.

 

Ogni approccio sintetico, inventariale dello status giuridico e del ruolo delle “società” o “istituzioni” di cultura nei 27 paesi dell’Unione è ostacolato dall’eterogeneità dei soggetti e degli ambiti di intervento, dal diverso grado di specializzazione, nonché dal complesso intreccio che vincola la loro azione all’apparato istituzionale (in primo luogo lo Stato) e, in ultima analisi, a un’idea di “bene comune”. Concetti come “politica culturale”, “sostegno alla formazione” o “politica della memoria” chiamano in causa – in Francia, in Germania o in Italia – attori, finalità e strumenti d’intervento assai eterogenei. Il ruolo esercitato dai sindacati, del capitale d’impresa e del volontariato rientra tra le variabili che comprovano come la sfida concettuale consista non tanto nel raccogliere e mettere in serie dati omogenei su profili organizzativi e risorse a disposizione, ma nel riconoscere l’originalità e la coerenza interna di modelli storici contrapposti: condizione sine qua non per distinguere, più tardi, convergenze o elementi di frattura, fattori critici, priorità più o meno implicite.

 

Clicca qui per scaricare l’intero documento.

 

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