“La cultura dell’iniziativa”: libro gobettiano nato nel lockdown - AICI
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“La cultura dell’iniziativa”: libro gobettiano nato nel lockdown

Dic 23 2020

“La cultura dell’iniziativa”: libro gobettiano nato nel lockdown

Roma, 21 dic. (askanews) – “La cultura dell’iniziativa”, pubblicato dall’editore Aras di Fano, è un libro di Pietro Polito, direttore del Centro studi Piero Gobetti di Torino, scritto durante la prima fase del lockdown, la scorsa primavera. Un viaggio attraverso la cronaca culturale di quei cento giorni di confinamento che si allarga poi a una riflessione sul significato stesso di cultura. “La cultura dell’iniziativa” – spiega infatti l’autore, “è un titolo di ispirazione gobettiana, deriva da una famosa distinzione che Gobetti fa in un articolo del 1924, Illuminismo, l’articolo con cu egli apre la sua terza rivista, quella letteraria, “Il Baretti”. Qui Gobetti scrive questa frase, ‘abbiamo deciso di salvare la dignità prima che la genialità’. La cultura dell’iniziativa è una cultura della dignità del sapere, del lavoro culturale, che non può essere ridotto – si argomenta nel libro – in forme di spettacolarizzazione, di marketing, piegandola alle logiche del mercato”.

 

Polito nel suo testo si richiama direttamente anche a Luciano Bianciardi: “Il legame con Bianciardi è un legame emotivo sentimentale, più che intellettuale. Nel senso che gli autori della mia formazione sono filosofi politici, intellettuali politici come Norberto Bobbio, Antonio Gramsci, Aldo Capitini, Piero Gobetti, che sono autori di cui si discorre ne volume. Il riferimento a Bianciardi, e in particolare al Bianciardi del volume “Il lavoro culturale”. Il riferimento è voluto fortemente perché ritengo che non si tratti di parlare genericamente di cultura, una parola troppo lasca, che risulta un po’ generica perché viene applicata a troppi ambiti ma di lavoro culturale. Questo è un libro sul lavoro culturale degli intellettuali, dei gruppi, delle associazioni, degli istituti culturali”.

 

Istituti culturali, tuttavia, che stanno anch’essi soffrendo come tutti noi in questo periodo di pandemia: “È una vita molto sofferente quella degli istituti culturali in questo periodo. È una vita difficile perché le risorse si sono contratte in questo periodo e l’attività di lavoro in sede, attorno ai documenti da parte dei nostri studiosi e dei ricercatori, è molto ridotta. Abbiamo cercato come Centro Gobetti di mantenere un’attività di collegamento con i nostri pubblici, con le amiche e gli amici del Centro Gobetti, che non si svolgesse solo ed esclusivamente in digitale, promuovendo una serie di rubriche e di spazi di confronto dando la parola sul sito e nella nostra newsletter a interlocutori anche lontani dalle nostre idee”.

 

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