Una maratona di eventi in tutta Italia per ricordare la figura di Giuseppe Di Vagno a cento anni dalla morte - AICI
26022
post-template-default,single,single-post,postid-26022,single-format-standard,edgt-core-1.0.1,ajax_fade,page_not_loaded,,hudson-ver-1.8, vertical_menu_with_scroll,smooth_scroll,overlapping_content,animate_overlapping_content,frame_around_overlapping_content,blog_installed,wpb-js-composer js-comp-ver-5.0.1,vc_responsive
 

Una maratona di eventi in tutta Italia per ricordare la figura di Giuseppe Di Vagno a cento anni dalla morte

Lug 05 2021

Una maratona di eventi in tutta Italia per ricordare la figura di Giuseppe Di Vagno a cento anni dalla morte

Conoscere per crescere, imparare per ripensare il presente, vivere seguendo gli ideali dell’antifascismo. Il Centenario della morte di Giuseppe Di Vagno, che la Fondazione omonima assieme al Comitato nazionale si accinge a celebrare, vuole essere più di una commemorazione.

 

Sarà un ponte con le nuove generazioni nei luoghi dello studio e non, attraverso linguaggi molto più vicini a loro come il teatro, la tv, le radio, le graphic novel, i social. Un anno di incontri perché a cento anni dall’assassinio appare necessario aggiornare il bilancio degli studi nazionali e internazionali sulle origini del fascismo, con una proiezione nella contemporaneità.

 

Un anno di eventi, dall’autunno del 2021 a tutto il 2022; una “maratona” storica tra lezioni, seminari, convegni con la partecipazione di studiosi, storici e intellettuali nazionali ed europei, cui seguirà la pubblicazione degli atti in cartaceo e digitale.

 

La Fondazione Di Vagno si accinge ad onorare la ricorrenza attraverso il “Comitato Nazionale per il Centenario” promosso assieme al Presidente della Regione, ai Sindaci di Città metropolitana, Conversano e Mola di Bari e istituito dal Ministero della Cultura con l’adesione del mondo democratico e antifascista di tutt’Italia. Fanno parte del Comitato nazionale la professoressa Angela Borrelli dirigente del Liceo “Simone- Morea” di Conversano, Antonio Decaro sindaco della Città Metropolitana di Bari e presidente dell’ANCI, il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, l’assessora alla città attrattiva (turismo, cultura e marketing territoriale) e gioventù del Comune di Mola di Bari Graziana Loiotine, il sindaco di Conversano Giuseppe Lovascio, l’avvocato Gianvito Mastroleo presidente della Fondazione Di Vagno e Daniela Mazzucca vicepresidente della Fondazione, socia fondatrice della Fondazione e già sindaca della città di Bari. Il coordinamento scientifico è affidato alla professoressa dell’Università “La Sapienza” di Roma Simona Colarizi, e la presidenza dell’avvocato prof. Franco Gallo Presidente emerito della Corte Costituzionale e attuale Presidente dell’Istituto Treccani

 

Segretario tesoriere infine è Filippo Giannuzzi, segretario generale della Fondazione Di Vagno.

 

Le manifestazioni si terranno tra Bari, Roma, Fratta Polesine, Conversano, Mola di Bari e altre città della Puglia, Vienna addirittura. Si svolgeranno in collaborazione con le Istituzioni e le Fondazioni che rimandano alla medesima tradizione e dunque Casa Museo e Fondazione Matteotti, Fondazione Nenni, Istituto per la Resistenza – Istituto Parri di Milano e la sua rete, ANPI, IPSAIC e altri ancora.

 

<< Sin dall’inizio – ha affermato Gianvito Mastroleo, presidente della Fondazione Di Vagno – il Centenario Di Vagno è stato concepito come patrimonio condiviso e non come operazione di parte. Per questo è stato costituito un Comitato promotore, composto da Presidente di Regione, sindaco della Città Metropolitana e dai sindaci di Conversano e Mola di Bari, e promosso un Comitato Nazionale presieduto dal prof. Franco Gallo. Insieme, Fondazione Di Vagno e Comitato Nazionale, con l’adesione del mondo democratico e antifascista di tutt’Italia, si accingono a vivere il Centenario come occasione di rievocazione fra Storia e Memoria, consapevoli dell’antico conflitto tra la Storia come conoscenza accertata del passato, e la Memoria come patrimonio di ricordi e immagini e continua rielaborazione di fatti e idee. Tutti assieme, Comitato e Fondazione, intendiamo rendere attuale la lezione democratica che tramanda l’esistenza di Giuseppe Di Vagno barbaramente stroncata>>.

 

Il Programma riserverà particolari attenzioni alle nuove generazioni <<perché – continua Mastroleo – siamo dell’idea che lo studio e la pratica dell’antifascismo non sia necessario solo in presenza del fascismo, ma è necessario sempre. Perché nell’antifascismo sono condensati i migliori ideali della politica: dalla solidarietà alla giustizia sociale, dall’uguaglianza alla pace, all’affermazione dei diritti individuali e sociali. E innanzitutto la libertà alla quale un giovane Deputato socialista – un secolo fa – dedicò, sacrificandola, la sua vita e che è solo dovere civico onorare nei tempi presenti>>.

 

<<Il lavoro svolto dalla Fondazione Di Vagno – sostiene Simona Colarizi, docente di storia contemporanea all’Università La Sapienza di Roma, che si è occupata del coordinamento scientifico del programma – ha una funzione storica e civile di enorme valore che proprio il passar del tempo ha rafforzato. Mai come in questi ultimi tempi di così rapidi cambiamenti sociali, politici e culturali, si sente la necessità di rimanere consapevoli delle nostre radici antifasciste e democratiche rivendicandone i valori non negoziabili. La memoria storica di quanti hanno dato la loro vita per difenderli – ha concluso la storica – primo fra tutti l’onorevole Peppino Di Vagno ucciso barbaramente nel 1921 dagli squadristi, deve essere mantenuta viva, specie per i più giovani ormai inconsapevoli di quale sia stata la realtà storica del fascismo e dell’antifascismo: due parole troppo spesso pronunciate invano. Il dovere del ricordo non significa chiudersi in ripetitive celebrazioni e la Fondazione ha investito risorse e un instancabile impegno nei convegni, nei seminari e soprattutto nelle ricerche scientifiche dei più giovani cui spetta il compito di trasmettere i valori fondanti della democrazia alle generazioni future>>.

 

<<Il sostegno della Regione Puglia alla Fondazione e alle celebrazioni del Centenario – ha affermato Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia – non è una cosa retorica non è un evento dovuto, non c’è nessun default che porta a ricordare in maniera stanca e alle volte formale una storia bellissima come quella del Gigante buono. Essere al centro di un momento di caos sociale e politico, come quello che normalmente si verifica ogni volta che c’è una guerra una crisi economica, una pandemia, un sistema che cede il passo ad altro, ecco quelli sono momenti nei quali la vigilanza, l’esserci, l’andare a Mola (Di Vagno sapeva a cosa andava incontro recandosi a quel comizio il 25 settembre 1921) è un rischio, essere dentro i momenti di snodo è un rischio. La democrazia è enormemente faticosa>>.

 

<<L’obiettivo della celebrazione del centenario – dichiara Franco Gallo, presidente del Comitato nazionale, presidente emerito della Corte Costituzionale e attuale presidente dell’Istituto Treccani – è quello di inquadrare, a cento anni dalla morte, il martirio di Giuseppe Di Vagno in quella terribile fase della nostra storia nazionale che va dal 1919 al 1922 e, nello stesso tempo, è quello di richiamare l’attenzione delle giovani generazioni sui grandi valori di civiltà e di libertà difesi in quegli anni, a prezzo della vita, da antifascisti come Di Vagno, Matteotti, i fratelli Rosselli, Giovanni Amendola e Don Minzoni. L’intento è anche quello di approfondire gli effetti nell’era contemporanea sia dell’uso della violenza, sia delle manipolazioni e delle false informazioni utilizzate come strumento politico finalizzato alla conquista e alla conservazione del potere. Si parlerà di populismo, nazionalismo e sovranismo e dell’uso del potere giudiziario per garantire l’immunità a chi uccide un avversario politico. Per il centenario – ha concluso Gallo – il Comitato ha deciso di raccontare queste cruente vicende della storia fascista e degli esiti giudiziari della stessa soprattutto ai giovani che poco o nulla sanno dello squadrismo agrario dell’epoca, della storia dell’antifascismo pugliese, degli eroi e dei martiri che l’hanno vissuta. E ha deciso di ricordarli anche a chi, meno giovane, ha vissuto il dopoguerra italiano, perché non dimentichi quali possano essere i rischi di una giustizia male amministrata e politicamente condizionata>>.

 

Due i Comuni importanti nella storia e nella vita di Giuseppe Di Vagno: Conversano, città di origine del parlamentare socialista, e Mola di Bari città in cui il martire fu colpito a morte dopo un comizio la sera del 25 settembre 1921. Entrambi i sindaci, insieme con il sindaco della Città Metropolitana di Bari, fanno parte del Comitato promotore.

 

<<Sono onorato – dice Antonio Decaro, sindaco della Città Metropolitana di Bari – di essere stato nominato tra i componenti del Comitato nazionale per le celebrazioni del Centenario della morte di Giuseppe Di Vagno, una delle personalità politiche più straordinarie del 900, un esponente di spicco del partito socialista che nella sua terra lottò, senza mai risparmiarsi, al fianco dei braccianti, dei più umili e degli oppressi fino a pagare con la vita il prezzo dei propri ideali. In questi ultimi anni la Fondazione a lui intitolata è riuscita non solo a mantenerne viva la memoria, ma anche a realizzare una serie di iniziative perfettamente in linea con lo spirito e i principi che Giuseppe Di Vagno ha testimoniato nel corso della sua vita. Sono certo – continua Decaro – che, nel corso di quest’anno di celebrazioni, si moltiplicheranno le occasioni per un confronto il più possibile ampio e trasversale sull’attualità del lascito politico di Di Vagno, cui la Puglia e tutto il Mezzogiorno restano debitori. Sono sicuro che la memoria di figure come quella di Giuseppe Di Vagno siano oggi patrimonio di tutti, perché parte importante della storia del nostro Paese e di quella memoria collettiva che ci ha permesso in questi cento anni di crescere come società e come Stato libero e democratico>>.

 

<<Non può che esserci emozione oltre che orgoglio nel rappresentare il territorio dove Di Vagno si è formato – ha ricordato Carlo Gungolo, presidente del consiglio del Comune di Conversano – Stessa emozione e orgoglio che prova il Sindaco e tutta l’amministrazione comunale di cui vi porto i saluti. Le coincidenze hanno voluto che questo centenario ricada in un momento storico particolarissimo in cui siamo stati vittime tutti di una violenza, non dell’uomo, che ci ha provato della libertà. E forse oggi questo sentimento ci predispone meglio ad analizzare che cosa ha rappresentato Di Vagno, a capire il valore di chi è andato incontro alla morte per difendere gli ideali in cui credeva. Questo pensiero va portato all’interno delle scuole perché non dobbiamo credere di conoscere fino in fondo quel periodo storico. E allora ben venga l‘iniziativa del Centenario proprio perché è una maratona di eventi che ha lo scopo di metabolizzare quello che è successo in modo da ereditarne i valori più veri e di far sì che quanto accaduto diventi faro per le nuove generazioni>>.

 

<<L’assassinio di Giuseppe Di Vagno da un secolo è una ferita sempre aperta per la nostra città – queste le parole di Giuseppe Colonna, sindaco di Mola di Bari – E dice bene il presidente della Fondazione, Mastroleo quando sostiene che il popolo di Mola non ha mai accettato (e mai accetterà, aggiungiamo noi) quella macchia di infamia con la quale i fascisti sporcarono la città e le sue nobili tradizioni. Per questo vogliamo fortemente testimoniare il nostro contributo e il nostro impegno a mantenere viva una Memoria non solo celebrativa, ma sostanziale, di un uomo che ha dato tutto se stesso alla lotta per una società più giusta, in cui libertà, dignità e rispetto dei diritti fondamentali della persona, costruissero armoniosamente il senso profondo di comunità. Nella nostra città, purtroppo, si è interrotto il suo percorso umano e politico, ma il suo esempio non morirà mai. Anzi, oggi diventa ancora più vivo di fronte alle difficoltà e alle contraddizioni sociali e individuali che il distanziamento fisico e le restrizioni imposte dalla pandemia da Covid 19 ha reso più evidenti. Oggi più che mai abbiamo bisogno di solidarietà e buoni esempi e di ancorarci alle nostre radici per restare saldi, mentre cresciamo come individui e comunità. Oggi come mai – ha concluso Colonna – dobbiamo sentirci come nani sulle spalle di giganti. In questo caso, di un immenso “Gigante Buono” a cui tanto dobbiamo. Eri un uomo e ora sei un Mito, disse Peppino Di Vittorio, dopo la morte del suo grande amico Di Vagno. Tu sei sempre con noi, in noi e nelle nostre battaglie, e nelle nostre vittorie>>.

 

 

Condividi post